Il dolore all'anca

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Il dolore all’articolazione dell’anca è un sintomo molto comune, che va diagnosticato da un medico o specialista. Varie possono essere le cause, anche se quella più comune è l’osteoartrosi.

CAUSE

  • Osteoartrosi, meglio detta coxartrosi o artrosi dell’anca.
  • Impingement femoro acetabolare: le ossa dell’articolazione dell’anca (femore e testa dell’ acetabolo) non combaciano come dovrebbero  e si verifica un anomalo contatto tra i due capi. Il conflitto (cosi chiamato) può dipendere da una deformità dell’acetabolo che assume una conformazione a pinza tale da stringere la testa del femore o del femore la cui testa non è sferica e per questo durante il movimento sfrega contro il bordo dell’acetabolo.  Le deformità posso presentarsi anche insieme.
  • Lesione del labbro acetabolare:  cioè dell’anello di fibro cartilagine che circonda l’acetabolo e che ha lo scopo di mantenere la testa del femore all’interno dello stesso e fornire stabilità all’anca.
  • Displasia dell’anca: malformazione congenita che porta la testa del femore a dislocarsi dalla cavità acetabolare destinata a contenerla e a farla ruotare al proprio interno.
  • Frattura dell’anca: comune nelle persone anziane, soprattutto se interessate da forme severe di impoverimento osseo (osteoporosi, osteopenia) che favoriscono fratture spontanee dopo traumi modesti. 
  • Infezioni virali o batteriche dell’articolazione dell’anca come osteomielite o artrite settica.
  • Osteonecrosi: degenerazione dell’osso e delle strutture circostanti che può insorgere a causa di un’alterata vascolarizzazione, come esito di una frattura/lussazione non correttamente risolta o anche come evento avverso di alcune terapie, come la radioterapia nella zona del bacino o l’assunzione di corticosteroidi ad alte dosi.
  • Borsite trocanterica: patologia infiammatoria che interessa una o più borse sinoviali collocate sopra o sotto il grande trocantere del femore (il quale si trova sulla faccia laterale del collo del femore). Le borse hanno lo scopo di migliorare lo scorrimento tendineo e di ammortizzare gli urti, preservando i tessuti deboli. La patologia provoca dolore, rossore e gonfiore nella sede interessata.
  • Lesione dei muscoli ischio crurali (muscoli posteriori della coscia).
  • Infiammazioni a carico dei tessuti molli che circondano e articolano la testa del femore e l’acetabolo, come la tendinopatia del medio gluteo: infiammazione dei fasci muscolari del muscolo gluteo medio, che si estende dalla cresta iliaca al trocantere del femore e funziona da abduttore della coscia e da stabilizzatore in caso di appoggio monopodalico.
  • Discopatia con infiammazioni del nervo sciatico che può dare sintomi all’anca e all’inguine.
  • Infiammazione del nervo femorale laterale cutaneo.
  • Ernia inguinale o femorale.
  • Fibromialgia.
  • Neoplasia ossea primaria o metastatica.

Coxartrosi

Una delle principali cause di dolore articolare all’anca negli adulti.
E’ una condizione infiammatoria di tipo cronico, caratterizzata dalla degenerazione della cartilagine articolare costituente l’articolazione dell’anca. Puo’ avere origine idiopatica, quando si manifesta senza ragione o secondaria, quando è la conseguenza di un trauma, una frattura, infezione ecc.

Il dolore all'anca

La coxartrosi insorge a causa della degenerazione della cartilagine articolare che comporta un assottigliamento dello strato cartilagineo che ricopre le superfici ossee dell’anca. Come conseguenza all’assottigliamento, le superfici ossee sfregano tra di loro e causano infiammazione. Inoltre si ha la formazione di osteofiti, piccoli speroni ossei che si formano lungo i margini articolari dell’articolazione dell’anca. La loro formazione rappresenta una reazione del tessuto osseo, che cerca di stabilire una maggior superficie di contatto tra i corpi articolari usurati.

Fattori di rischio

  1. Età avanzata
  2. Sesso femminile
  3. Storia passata di infortuni dell’anca
  4. Sedentarietà
  5. Obesità/sovrappeso
  6. Diabete
  7. Artrite reumatoide
  8. Gotta

Sintomi

  • Dolore a livello dell’anca e nelle vicinanza (inguine, parte anteriore della coscia) dovuto all’infiammazione dei tessuti dentro e intorno all’ articolazione dell’anca.
  • Rigidità articolare e riduzione del ROM articolare (range of motion)
  • Difficoltà ad eseguire alcune attività (camminare, alzarsi dal letto ecc)

Rimedi

Non esiste una cura per l’osteoartrosi.

farmaci antidolorifici e anti infiammatori possono aiutare a ridurre i sintomi nelle prime fasi della malattia. Se il dolore peggiora, ma sempre nelle fasi iniziali, si può ricorrere ad infiltrazioni di acido ialuronico, che rallentano la distruzione della cartilagine e la progressione della malattia. Di fronte ad un’artrosi avanzata il trattamento chirurgico rimane la scelta migliore. Questo consiste nell’inserimento di una protesi che sostituisce la naturale articolazione malata. L’intervento elimina il dolore e migliora la qualità di vita dei pazienti. 

Il dolore all'anca

Il calo ponderale, l’esercizio fisico e la fisioterapia sono indispensabili nella fase pre e post operatoria. Dopo l’intervento è necessario intraprendere un programma riabilitativo mirato a rafforzare i muscoli, migliorare la mobilità dell’anca e favorire un recupero precoce. Anche prima dell’intervento, eseguire esercizi di rinforzo muscolare e mobilità è consigliato per ottenere una ripresa più veloce ed efficace una volta inserita la protesi. 

Il dolore all'anca

Quando è opportuno rivolgersi ad un medico

Il dolore all’anca spesso migliora da solo e può essere gestito attraverso l’uso di anti dolorifici e con riposo.

E’ consigliabile consultare un medico nei seguenti casi:

  • il dolore all’anca non passa dopo una settimana di riposo a casa
  • in presenza di febbre o irritazione e prurito
  • il dolore è in entrambe le anche e in altre articolazioni
  • il dolore all’anca si è presentato improvvisamente e il soggetto è affetto da anemia falciforme

Vai immediatamente in ospedale se:  

  • il dolore all’anca si è presentato dopo una brutta caduta o incidente
  • la gamba è deformata, sanguinante e con un brutto ematoma
  • non riesci a muovere l’anca e a caricare sulla gamba
  • hai dolore all’anca, febbre e malessere generale

Gestire i sintomi a casa

Se non strettamente necessario( come nei casi sopra menzionati), prima di consultare un dottore o specialista, puoi provare a gestire il problema autonomamente.

Potresti trovare beneficio considerando le opzioni sotto riportate:

  • perdere peso
  • evitare attività che incrementano il dolore, come correre
  • indossare scarpe troppo basse ed evitare di stare in piedi per periodi lunghi
  • vedere un fisioterapista per avere un programma di esercizi specifici di rinforzo muscolare
  • prendere anti dolorifici

Overactivity

Il dolore all'anca

Se pensi che il dolore all’anca sia dovuto allo sport, ad esercizi o attività che svolgi regolarmente, potresti seguire questi consigli:

  • riduci gli esercizi o sport che pratichi se ti stai allenando troppo
  • fai un riscaldamento prima di esercitarti e dello stretching al termine dell’allenamento
  • esegui attività in assenza di carico come nuoto o bicicletta, piuttosto che la corsa
  • corri su superfici lisce e morbide, come l’erba, piuttosto che sul cemento

accertati che le scarpe da corsa calzino e supportino i tuoi piedi in maniera appropriata.

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Introduzione

L’artrite reumatoide è una patologia infiammatoria cronica,sistemica ed autoimmune che causa dolore, gonfiore e rigidità a livello delle articolazioni. Di solito colpisce le articolazioni delle mani, dei piedi e i polsi.

Ci sono periodi in cui i sintomi possono peggiorare, le cosi dette ricadute. Periodi di esacerbazioni si susseguono ad altri di remissione, si può affermare che la patologia ha un andamento ciclico recidivante.
Una ricaduta è difficile da prevedere, ma con il giusto trattamento si può ridurre il numero di recidive e diminuire i danni sulle articolazioni.
Molte persone affette da artrite reumatoide lamentano dolori in altre parti del corpo o più comunemente sintomi generali come stanchezza e perdita di peso.

SINTOMI

L’ artrite reumatoide colpisce le articolazioni di tutto il corpo, anche se maggiormente sono coinvolte le piccole articolazioni della mani e dei piedi.

Solitamente coinvolge le articolazioni simmetricamente (entrambi i lati del corpo nello stesso momento e in egual misura ), ma non sempre è cosi.
I sintomi principali sono dolore, gonfiore e rigidità. Spesso i sintomi si presentano gradualmente nell’arco di più settimane, ma in alcuni individui la malattia progredisce più rapidamente in pochi giorni.
I sintomi variano da persona a persona, possono sparire per poi ripresentarsi, oppure mutare nel corso del tempo. A volte si possono presentare ricadute e l’infiammazione può estendersi a tutto il corpo.

DOLORE: di solito il dolore da artrite reumatoide è pulsante e lancinante. Peggiora la mattina e dopo un periodo di inattività.
RIGIDITA’: altro sintomi di questa patologia è la rigidità che interessa maggiormente le mani ed in questo caso può alterare la capacità del soggetto di piegare le dita o formare un pugno.

La rigidità, come il dolore, peggiora la mattina e dopo un periodo di inattività.
La rigidità mattutina è riscontrabile anche nell’artrosi. La differenza tra le due è che nella prima tale sintomo scompare dopo circa 30 minuti dal risveglio, invece nell’ artrite reumatoide si protende per più tempo.

GONFIORE, ROSSORE E CALORE: i tessuti molli che rivestono le articolazioni si possono infiammare e causare gonfiore articolare e calore. Con il tempo la flogosi cicatrizza, il tessuto infiammatorio diventa fibroso o cicatriziale. Il conseguente ispessimento dei tessuti intrarticolari, associato alla degenerazione cartilaginea, alle erosioni ossee ed al gonfiore, riduce sensibilmente la mobilità dell’articolazione.

Fino al 30% dei soggetti affetti da artrite reumatoide presenta rigonfiamenti solidi subito sotto la cute (definiti noduli reumatoidi), in genere in prossimità delle zone di pressione (come la parte posteriore dell’avambraccio vicino al gomito).

artrite-reumatoide

Essendo una malattia sistemica può coinvolgere molti organi del corpo tra cui cuore, reni e polmoni ed essere causa di altri sintomi, tra cui:

  • stanchezza e perdita di energia
  • aumento della temperatura
  • sudorazione
  • riduzione dell’appetito
  • perdita di peso
  • secchezza agli occhi (nel caso in cui gli occhi siano coinvolti) 
  • dolore al torace (nel caso in cui il cuore o polmoni siano colpiti)

CAUSE

Non si conosce la causa precisa di questa malattia. L’ artrite reumatoide  è considerata una malattia autoimmune, cioè è provocata da alcuni componenti del sistema immunitario che attaccano i tessuti molli che ricoprono le articolazioni. Il tessuto sinoviale che copre  le articolazioni diventa doloroso e infiammato e rilascia sostanze chimiche dannose per ossa, cartilagine, tendini e legamenti. L’infiammazione della sinovia produce molto liquido che si riversa nell’articolazione, tendini e borse. In condizioni normali questo liquido, detto sinoviale, è importante per garantire il nutrimento alla cartilagine articolare, proteggere le articolazioni dagli impatti e  facilitare lo scorrimento tra le varie strutture anatomiche. Quando è eccessivo causa però gonfiore diffuso; caratteristico è quello delle dita, che assumono la tipica forma a fuso.

In fase avanzata, il perdurare della flogosi, fa si che la cartilagine, l’osso e i legamenti delle articolazioni sono erosi (si usurano), causando deformità, instabilità e formazione di tessuto cicatriziale all’interno dell’articolazione.
Con il tempo le ossa si deformano e usurano e, se la patologia non viene trattata, le articolazioni si possono danneggiare completamente.
Ad ogni modo, ad oggi, ancora non è si sa quale sia il fattore trigger che spinge  il sistema immunitario ad attaccare le articolazioni e provocare la patologia.

POSSIBILI FATTORI DI RISCHIO

L’ artrite reumatoide è una malattia multifattoriale, cioè ci sono vari fattori che aumentano il rischio di svilupparla:

  1. geni– anche se non ci sono evidenze certe, si pensa che la predisposizione genetica possa influenzare l’andamento di questa patologia
  2. ormoni– l’ è più frequente nelle donne , forse per l’effetto degli ormoni estrogeni, ma ciò non è stato scientificamente provato
  3. fumo– alcune ricerche hanno suggerito che il fumo può essere un fattore predisponente alla malattia 
artrite-reumatoide smettere di fumare

DIAGNOSI

  • Esami del sangue

I medici effettuano esami del sangue per determinare i livelli ematici del soggetto per quanto riguarda il fattore reumatoide e gli anticorpi anti-CCP e, solitamente, la proteina C-reattiva, VES o entrambi.

Diversi soggetti che soffrono di artrite reumatoide hanno nel sangue anticorpi specifici, quali il fattore reumatoide e gli anticorpi anti-CCP.
Il fattore reumatoide è una proteina che il sistema immunitario produce quando attacca il tessuto sinoviale. La metà delle persone affette da artrite reumatoide ha un valore elevato di fattore reumatoide all’inizio della patologia, 1 individuo su 20 senza artrite reumatoide può essere positivo al test.
Gli anticorpi anti-CCP sono anche essi prodotti dal sistema immunitario, sono presenti in oltre il 75% dei soggetti che soffrono di artrite reumatoide e sono quasi sempre assenti nelle persone che non ne soffrono. Ma non tutti gli individui con artrite reumatoide hanno questi anticorpi.
Proteina C reattiva è un altro test per misure il livello di infiammazione.

VES: La VES è un altro esame per individuare la presenza di infiammazione e misura la velocità con cui i globuli rossi si depositano sul fondo di una provetta contenente sangue. Tuttavia, aumenti simili della VES, dei livelli di proteina c-reattiva o di entrambi possono manifestarsi in molti altri disturbi. I medici potrebbero monitorare la VES o la proteina c-reattiva per cercare di determinare se la malattia sia attiva.
La VES è utile anche per verificare la presenza di anemia. La maggior parte dei soggetti affetti da artrite reumatoide presenta una lieve anemia (un numero insufficiente di globuli rossi). 

  • SCANS

La radiografia e la risonanza magnetica sono strumenti utilizzati per controllare l’infiammazione e le alterazioni nelle articolazioni causate dalla malattia. Possono aiutare a monitorare il decorso  della malattia nel tempo e a differenziare le diverse forme di  artrite. 

TRATTAMENTO

Il trattamento per l’ artrite reumatoide può aiutare a ridurre l’infiammazione, il dolore, prevenire  o rallentare il danno articolare e la disabilità. Non esiste una cura, ma un trattamento precoce può ridurre il rischio di incombere in seri danni e limitare l’impatto della patologia sulla vita dell’individuo.

Di seguito le tipologie di trattamento utilizzate:

  • Farmaci
  • Fisioterapia, terapia occupazionale
  • Provvedimenti relativi allo stile di vita (smettere di fumare, seguire una dieta ecc)
  • Intervento chirurgico 

Farmaci: I FANS sono comunemente usati per trattare i sintomi dell’artrite reumatoide. Non prevengono il progredire del danno causato dall’artrite e quindi non devono essere utilizzati come trattamento primario. 

I FANS possono ridurre il gonfiore delle articolazioni colpite e alleviare il dolore. Possono essere assunti per via orale o applicati direttamente sulla cute sopra le articolazioni dolorose. L’artrite reumatoide, a differenza dell’osteoartrite, causa un’infiammazione considerevole. Di conseguenza, i farmaci che diminuiscono l’infiammazione, inclusi i FANS, hanno un vantaggio importante sui farmaci quali il paracetamolo, che riduce il dolore, ma non l’infiammazione.

Dal momento che possono rallentare effettivamente la progressione della malattia e alleviare i sintomi, i farmaci antireumatici modificanti la malattia (DMARD) vengono spesso avviati non appena viene formulata la diagnosi di artrite reumatoide. Circa due terzi delle persone migliorano, in generale, e le remissioni complete sono sempre più frequenti. La progressione dell’artrite solitamente rallenta, ma il dolore può persistere. I soggetti devono essere messi al corrente dei rischi dei DMARD e devono essere sorvegliati attentamente per controllare la tossicità.

I corticosteroidi sono potenti farmaci antinfiammatori che sopprimono il sistema immunitario. I corticosteroidi, come il prednisone, sono i farmaci assolutamente più efficaci nel ridurre l’infiammazione e i sintomi dell’artrite reumatoide in ogni sede del corpo. Benché i corticosteroidi siano efficaci per l’uso a breve termine, potrebbero non prevenire la distruzione dell’articolazione e potrebbero perdere efficacia con il tempo, mentre l’artrite reumatoide rimane in genere attiva per anni.

Di conseguenza, i medici in genere riservano i corticosteroidi per l’uso a breve termine nelle seguenti situazioni:

  • Quando si avvia il trattamento per i sintomi gravi (finché un DMARD non ha raggiunto l’effetto)
  • Nelle riacutizzazioni gravi quando sono colpite molte articolazioni
artrite-reumatoide farmaco

Trattamento biologico: altre classi di farmaci immunosoppressori vengono spesso chiamate collettivamente agenti biologici. Un agente biologico viene prodotto a partire da un organismo vivente. Molti agenti biologici utilizzati per trattare l’artrite reumatoide sono anticorpi. Analogamente ai farmaci immunosoppressori, gli agenti biologici sopprimono l’infiammazione in modo da evitare i corticosteroidi o utilizzarli a dosi inferiori. Pertanto, interferendo con il sistema immunitario, gli agenti biologici possono aumentare i rischi di infezione e di alcuni tumori.

TRATTAMENTO DI SUPPORTO

FISIOTERAPIA

La fisioterapia ha lo scopo di mantenere una buona forma fisica, di rinforzare i muscoli e di rendere le articolazioni più flessibili.

Se le mani e i polsi sono coinvolti dalla malattia, il fisioterapista, tramite sedute individuali, mostrerà al paziente una serie di esercizi da ripetere anche individualmente a casa. Foto 3

Il fisioterapista potrà dare consigli per la riduzione dei sintomi tramite l’applicazione di calore o ghiaccio e tramite l’utilizzo di dispositivi elettromedicali quali la TENS.

La scelta della terapia con il calore (termoterapia) o con il freddo (crioterapia) spesso è personale del terapista, benché quest’ultima si dimostri più efficace nel dolore acuto. Nell’ambito di un trattamento a base di termoterapia o crioterapia, occorre usare cautela, al fine di evitare ustioni e lesioni da freddo. Il calore aumenta il flusso ematico e rende il tessuto connettivo più flessibile. Riduce temporaneamente la rigidità articolare, il dolore e gli spasmi muscolari. Inoltre, contribuisce ad attenuare l’infiammazione e l’accumulo di liquido nei tessuti. L’applicazione di freddo può essere utile per rendere insensibili i tessuti e attenuare gli spasmi muscolari.

L’elettrostimolazione nervosa transcutanea TENS può essere applicata diverse volte al giorno per un periodo compreso tra 20 minuti e varie ore, in base alla gravità del dolore. Spesso, è possibile insegnare ai pazienti a utilizzare questo apparecchio in casa, se necessario. La maggioranza dei pazienti tollera bene la terapia, ma non tutti ottengono un’attenuazione del dolore. Questo macchinario attraverso un piccolo impulso elettrico può intorpidire le terminazioni nervose alleviare il dolore dell’ artrite reumatoide  . Prevede l’uso di un dispositivo portatile, a batteria, che produce la corrente, applicata attraverso gli elettrodi sulla cute. Il dispositivo provoca una sensazione di formicolio ma non dolorosa.

Anche i massaggi possono alleviare il dolore, ridurre il gonfiore e far rilasciare i tessuti che sono tesi (contratti). Inoltre il fisioterapista può praticare mobilizzazioni passive sui pazienti per allentare le rigidità articolari ed insegnare esercizi di stretching e ginnastica dolce che il paziente potrà svolgere anche a casa.  L’esercizio fisico regolare è consigliato per mantenere la forza muscolare e la funzionalità fisica generale; peraltro, la fatica di esercizio aiuta a decentrare l’attenzione dai dolori localizzati.

Altro trattamento è l’agopuntura che prevede l’inserimento di sottili aghi per via sottocutanea in specifiche sedi del corpo, spesso lontano dalla sede del dolore. Gli aghi vengono ruotati rapidamente e a intermittenza per alcuni minuti, oppure viene applicata una corrente elettrica di bassa intensità attraverso gli aghi. L’agopuntura può stimolare il cervello a produrre endorfine. Queste sostanze, prodotte naturalmente dal cervello, bloccano la sensazione di dolore e riducono l’infiammazione. L’agopuntura trova talora impiego con altri trattamenti per la gestione di dolore cronico e artrite di recente sviluppo. 

artrite-reumatoide

TERAPIA OCCUPAZIONALE

Un terapista occupazionale ha il compito di insegnare al paziente e dare consigli su come proteggere le articolazioni sia a casa che sul lavoro.
Può fornire supporti come tutori o attrezzi che possono aiutare a svolgere mansioni come aprire un barattolo o girare un rubinetto che possono diventare difficili nelle fasi avanzate della malattia.

CHIRURGIA

A volte l’intervento chirurgico è necessario per recuperare l’abilità di usare le articolazioni nel caso siano completamente danneggiate e i farmaci non sono stati efficaci. 

Esempi:

  • sindrome del tunnel carpale – la chirurgia consiste nel tagliare il legamento nel polso per ridurre la compressione sul nervo
  • liberazioni dei tendini delle dita per ridurre le deformità
  • rimozione del tessuto infiammato che riveste le articolazioni delle dita

L’artroscopia è l’operazione utilizzata per rimuovere il tessuto osseo infiammato.

Protesi articolari

La sostituzione chirurgica dell’articolazione in particolar modo del ginocchio, dell’anca o spalla è il modo più efficace per ripristinare la motilità e la funzione nella fase avanzata della patologia articolare.

ALIMENTAZIONE E DIETA

Non ci sono evidenze scientifiche a provare che una specifica dieta possa migliorare i sintomi dell’artrite reumatoide  . Nonostante ciò alcuni pazienti possono avere un peggioramento dei sintomi mangiando alcuni cibi. E’ comunque importante seguire un regime alimentare salutare e bilanciato. La dieta mediterranea è raccomandata.

artrite-reumatoide mangiare pesce

Chi segue una dieta mediterranea (ricca di ortaggi, cereali integrali e leguminose) ha un rischio inferiore di insorgenza e gravità per l’artrite reumatoide.

E’ dunque possibile stabilire una gamma di alimenti che possono essere utili nel trattamento dell’artrite reumatoide, ovvero quelli ricchi di certi acidi grassi :l’olio di krill e certe alghe (che possono essere consumate come tali o sotto forma di olio); tra i pesci ricordiamo tutti quelli azzurri come: tonno (più la ventresca del filetto), pesce spada, palamita, sgombro, lanzardo, aguglia o costardella, sugarello, cicerello, papalina, aringa, alaccia, sarda o sardina, acciuga o alice, merluzzo.

Se è vero che alcuni alimenti possono favorire la riduzione sintomatologica dell’artrite reumatoide, è altrettanto vero che certi nutrienti ed un eccesso del grasso corporeo ne peggiorano la condizione.

L’obesità consiste in un esubero del grasso corporeo, il quale viene stoccato principalmente nel tessuto adiposo; quest’ultimo non è fatto di materia amorfa, bensì da cellule che interagiscono con il resto dell’organismo. Nello specifico, quando sono troppo gonfie e sollecitate allo sviluppo, queste cellule secernono varie molecole di natura infiammatoria che peggiorano la condizione.

Un eccesso alimentare cronico, causando sovrappeso, costituisce un importante fattore di rischio per l’artrite reumatoide. Inoltre, l’aumento del carico di lavoro sulle articolazioni dolenti non può far altro che aggravare la sintomatologia dolorosa.
E’ anche dimostrato scientificamente che l’abuso alcolico incide negativamente sulla malattia favorendone l’insorgenza ed il peggioramento.

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Cranio Sacrale

La terapia Cranio-Sacrale No ratings yet.

Introduzione

Il fondatore della terapia cranio sacrale fu William Garner Sutherland, un giornalista scozzese che rimase affascinato dal personaggio di Still ( fondatore dell’osteopatia) a tal punto da iscriversi alla sua scuola. Durante gli studi passava continuamente per un corridoio dove erano esposte alcune ossa vere e tra queste si soffermò su un cranio disarticolato. Egli notò che tra le ossa parietali e temporali c’era un’apertura (mentre sui libri queste venivano presentate come saldate). Le superfici articolare delle ossa craniali sembravano destinate ad una mobilità e dato che tutto il corpo si muove, pensò che anche il cranio avesse questa capacità, cosi iniziò un periodo di studio del cranio che durò ben 25 anni. In questo lasso di tempo fece vari esperimenti anche su se stesso. Poi si chiese: cosa fa muovere le ossa?

Cranio Sacrale

La terapia cranio sacrale di William Garner Sutherland

Fece un paragono tra articolazioni periferiche ed il cranio che è costituito da ossa, liquido cerebro spinale (liquido sinoviale) e la dura madre (legamenti), l’unica cosa che mancava erano i muscoli. Suotherland pensò che mancando i muscoli tra le ossa craniche, ciò che permette il movimento è un motore interno: la corteccia cerebrale.

Da qui nasce il concetto di MOVIMENTO RESPIRATORIO PRIMARIO basato sull’impulso ritmico craniale, il quale andrebbe a creare un movimento impercettibile, continuo, ritmico, involontario e permanente che può essere paragonato alle contrazioni del colon, al movimento del cuore, dei polmoni ecc

Successivamente, vari studi scientifici hanno potuto dimostrare che le ossa del cranio non sono saldate tra di loro, bensi’ nello spazio tra le suture sono state trovate fibre collagene e arteriole che portano il nutrimento alla zona. Il movimento respiratorio è stato percepito e misurato (25 micron).

Oggi il movimento respiratorio primario è il principale indice del nostro stato di salute e durante il trattamento osteopatico è un parametro che deve migliorare per far  si che lo stesso paziente recuperi uno stato di salute soddisfacente. 

I principi osteopatici fondamentali sono:

  • il corpo è un’unità e come tale funziona
  • la struttura governa la funzione
  • il corpo ha capacità innate di autoregolazione e auto guarigione

Quindi le ossa del cranio e del sacro funzionano come un’unità funzionale che possiede una mobilità involontaria nelle fasi del MRP (meccanismo respiratorio primario) .

Il cranio induce il MRP di tutto il corpo avvalendosi, nella sua trasmissione della collaborazione del sacro ed il sistema neurovegetativo. Questo legame tra cranio e sacro è detto CORE LINK. 

Cranio Sacrale

L’attività del Sistema Cranio Sacrale influenza tutto il sistema. Le disfunzioni somatoviscerali e viscerosomatiche sono in grado di ridurne l’efficienza, causando disturbi o con il passare del tempo, vere e proprie patologie.

La terapia cranio sacrale diventa uno strumento per mantenere o riportare in salute alcune tra le più importanti strutture del nostro organismo e quindi per ri-armonizzare il movimento cranio sacrale nel caso sia alterato da qualche patologia. 

In condizioni di buona salute, i movimenti cranio sacrali sono periodici, equilibrati e determinano movimenti ritmici in tutta la struttura corporea. Sono percepibili attraverso una palpazione manuale.

Quando l’organismo è malato, questi movimenti sono alterati.

Indicazioni terapia cranio sacrale

Si ricorre alla terapia cranio sacrale soprattutto quando si soffre di una qualche patologia ad esempio:

  • PROBLEMATICHE DELL’APPARATO RESPIRATORIO
  • DISTURBI ENDOCRINI
  • DISTURBI DELLE ARTICOLAZIONI
  • DISTURBI GINECOLOGICI
  • DISTURBI CARDIACI E DEI VASI SANGUIGNI
  • DISTURBI DEL SONNO
  • VERTIGINI
  • DISTURBI DIGESTIVI
  • DISTURBI DELL’APPARATO STOMATOGNATICO
  • DISTURBI DELLE FUNZIONI VISCERALI
  • DOLORI CRONICI
  • DISTURBI VISIVI E DELL’ORECCHIO MEDIO
  • PROBLEMATICHE PSICO-SOMATICHE E IPERATTIVITA’ NEL BAMBINO
  • DISTURBI DI ORIGINE POSTUROLOGICA

In realtà essa è anche un ottimo strumento di controllo e di prevenzione a cui ricorrere periodicamente nel corso della vita.

Si tratta di una terapia delicata e sicura, che viene svolta manualmente dall’operatore tramite un tocco leggero alle ossa craniche e lungo tutta la colonna vertebrale. Favorisce il riequilibrio dell’impulso ritmico craniale andando a correggere quegli errori che hanno generato dolore o fastidio.

Cranio Sacrale

Il trattamento effettuato va ad agire in maniera profonda sul sistema nervoso, inducendo uno stato di benessere generale, a livello fisico ed emotivo, influenzando anche il sistema ormonale e quello immunitario.

In Italia questa disciplina non è ancora stata associata ufficialmente alla medicina tradizionale al contrario di molti altri paesi europei, anglosassoni ed americani, e, oltre ad alcune scuole di osteopatia, vi sono pochissime scuole che la insegnino in seri iter scolastici, conformemente all’eredità lasciataci dal Dott. Sutherland. I benefici dell’approccio cranico al neonato e all’adulto sono oggi giorno ampiamente documentati e dimostrati. Tuttavia le tecniche vanno eseguite esclusivamente da operatori che abbiano una profonda conoscenza della neuroanatomia e della biomeccanica e biodinamica craniosacrale.

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Ginocchio: la sindrome Femoro-Rotulea

La sindrome femoro-rotulea, indicata con l’acronimo PFPS (patello femoral pain syndrome), è una condizione dolorosa che colpisce l’articolazione tra femore e rotula. E’ caratterizzata dall’insorgenza di un dolore nella zona anteriore del ginocchio, dovuto ad un mal funzionamento del meccanismo di scorrimento tra le due ossa. Spesso definita come runner’s knee, ossia ginocchio del corridore, è maggiormente riscontrata in persone che svolgono sport che sovraccaricano l’articolazione del ginocchio come corsa e salti, ma anche nei ciclisti.
Il dolore è legato all’infiammazione della cartilagine a causa del cattivo scorrimento tra rotula e femore durante la flesso estensione di ginocchio. La rotula tende a lateralizzarsi, scorrendo sul margine esterno del ginocchio aumentando l’attrito con il femore.

Le ragioni di questo mal allineamento della rotula possono essere le seguenti:
1. Ipotrofia del quadricipite
2. Sovraccarico funzionale in flessione di ginocchio
3. Frattura o dislocazione della rotula
4. Chirurgia del ginocchio

1. La prima è la più comune in quanto il muscolo quadricipite si oppone alla lateralizzazione della rotula, quando questo muscolo è ipotrofico e inoltre anche i muscoli intorno alla anche (come ad esempio i glutei) sono deboli, questi non mantengono un buon allineamento tra le ossa, causando l’attrito della rotula con il femore durante la flesso estensione del ginocchio.
Il movimento verso l’interno del ginocchio, durante lo squat, è inoltre stato associato al dolore femoro rotuleo;
2. Anche il sovraccarico funzionale del ginocchio può portare alla sindrome femoro-rotulea, in quanto sport come la corsa o il salto imprimono stress ripetitivi sull’articolazione del ginocchio causando irritazione sotto la rotula;
3. Un trauma della rotula, come frattura o dislocazione, può essere associato alla sindrome femoro-rotulea;
4. La chirurgia del ginocchio, in particolar modo la riparazione del crociato anteriore usando il tendine rotuleo, aumenta il rischio di sviluppare tale sindrome nel tempo.

Fattori di rischio
Età:
si presenta soprattutto negli adolescenti o giovani adulti;
Sesso: le donne sono più soggette a sviluppare questa condizione a causa della conformazione del bacino;
Sport: la corsa e il salto aumentano lo stress sul ginocchio soprattutto in periodi di incremento dell’attività fisica;
Conformazione fisica: una eccessiva pronazione dell’articolazione subtalare (del piede), o un aumento dell’angolo Q (angolo formato dall’intersezione di due linee, la prima che va dalla spina iliaca antero-superiore al centro della rotula, la seconda che va dalla rotula alla tuberosità tibiale), o ancora una maggiore tensione nel tratto ileo-tibiale, un’accentuazione della torsione tibiale, o un problema di controllo motorio della muscolatura dell’anca e del complesso lombo-pelvico.
Non è inusuale la presenza di una combinazione di queste cause, che determinano un’alterazione della meccanica articolare e delle forze che vengono esercitate a livello dell’articolazione femoro-patellare.

Sintomi
Generalmente la sindrome femoro-rotulea provoca un dolore sordo davanti al ginocchio che compare sia alla palpazione che al movimento, può essere associato anche a calore e gonfiore dell’articolazione e si può irradiare nel tessuto circostante. A volte può causare un blocco antalgico dell’articolazione.

Fattori aggravanti:
Salire le scale
Inginocchiarsi o/e fare squat
Stare seduti con il ginocchio piegato per periodi lunghi

Terapia
La fisioterapia è il trattamento primario in caso di sindrome femore-rotulea e consiste nella rieducazione funzionale del quadricipite, in particolar modo il vasto mediale obliquo e dei muscoli abduttori di anca.
A volte possono essere utili cerotti come il Tape Rotuleo per correggere il tilt e ginocchiere (su consiglio di uno specialista).
La terapia manuale viene utilizzata per trattare eventuali disfunzioni di movimento del ginocchio, ma anche per trattare altri distretti come piede, anche o schiena, che potrebbero influire sulla meccanica di questa articolazione.
La chirurgia viene utilizzata raramente con pochi risultati,soprattutto in pazienti a cui si è lussata la rotula almeno una volta.

Prevenzione
Per prevenire l’insorgenza di tale sindrome, ci sono degli accorgimenti che possono essere seguiti:

  • Mantenere la forza muscolare in particolar modo del muscolo quadricipite e dei muscoli abduttori dell’anca, evitando squat profondi durante gli allenamenti;
  • Perdere peso in eccesso. Per chi è sovrappeso perdere il peso riduce lo stress sull’articolazione;
  • Fare esercizi di riscaldamento (warm up) prima della corsa o di una qualsiasi attività fisica;
  • Usare calzature adeguate;
  • Fare stretching per migliorare la flessibilità muscolare;
  • Aumentare gradualmente l’intensità degli esercizi, evitando cambi improvvisi di intensità nel workout;
  • Pensare alla tecnica e al giusto allineamento articolare. Chiedere al fisioterapista quali sono gli esercizi per migliorare la flessibilità e la forza muscolare in modo da ottimizzare le tecniche di corsa e salto e aiutare la rotula ad allinearsi correttamente con il femore durante i movimenti di ginocchio. Inoltre è fondamentale lavorare sui muscoli delle anche per evitare che il ginocchio ceda internamente durante lo squat o la discesa di uno scalino o durante l’atterraggio dopo un salto.

Dolore al ginocchio

Il dolore al ginocchio è una condizione molto comune che spesso può essere trattata senza rivolgersi ad uno specialista e di solito i sintomi si riducono in poche settimane.
E’ necessario consultare un dottore se il dolore è molto forte e/o non migliora dopo un periodo lungo di tempo.

Consigli utili per ridurre il dolore al ginocchio e il gonfiore

  • Ridurre il carico sul ginocchio ad esempio evitare di stare in piedi per molto tempo;
  • Usare il ghiaccio per circa 20 minuti ogni 2- 3 ore;
  • Prendere anti dolorifici (paracetamolo).

Consulta un medico se:

  • I sintomi non migliorano dopo qualche settimana;
  • Non puoi muovere il ginocchio o stare in piedi;
  • Il tuo ginocchio si blocca, emette dolorosi rumori (click) o cede – i rumori non dolorosi sono normali e non sono sintomo di patologia.

Vai al pronto soccorso o in ospedale se:

  • Il tuo ginocchio è estremamente doloroso;
  • il tuo ginocchio è severamente gonfio o deformato;
  • Hai febbre, ti senti accaldato, hai brividi e presenti rossore e calore intorno al ginocchio- questo può essere segno di un’infezione.

Cause comuni di dolore al ginocchio

Il dolore al ginocchio può essere sintomo di molteplici condizioni che richiedono differenti trattamenti.

Dolore al ginocchio dopo un infortunio se:

  • Sintomo: Dolore a seguito di un improvviso stiramento o eccessivo uso o distorsione del ginocchio molto spesso durante lo svolgimento di esercizi o sport.

Causa: Stiramento o strappo muscolare o legamentoso.


  • Sintomo: Dolore tra la rotula e la tibia spesso causato da corsa eccesiva o salti.

Causa: tendinopatia.


  • Sintomo: Instabilità, cedimento quando si prova a stare in piedi, incapacità di stendere il ginocchio completamente, molto spesso si percepisce un rumore “popping” durante l’infortunio.

Causa: Lesione del legamento o tendine o menisco, danno della cartilagine.


  • Sintomo: Teenagers o giovani adulti con dolore e gonfiore sotto la rotula.

Cause: Malattia di Osgood Schlatters.


  • Sintomo: Deformazione della rotula dopo una collisione o un improvviso cambio di direzione.

Causa: Dislocazione della rotula.

Dolore al ginocchio senza un evidente infortunio

  • Sintomo: Dolore e tensione in entrambe le ginocchia, leggero gonfiore, comune nelle persone anziane.

Causa: Osteoartrosi.


  • Sintomo: Calore e rossore e gonfiore che peggiora quando ci si inginocchia o si piega il ginocchio.

Causa: Borsite.


  • Sintomo: Gonfiore, calore, presenza di lividi, molto spesso quando si assumono anticoagulanti.

Causa: Sanguinamento nell’articolazione.


  • Sintomo:Calore e rossore, attacco improvviso di dolore.

Causa: Gotta, artrite settica.